Intervista a Charlaine Harris autrice di True Blood

Intervista a Charlaine Harris autrice di True Blood


C’è stato un tempo in cui il mondo era diviso in due parti. In una, quelli che vedendo in un episodio di True Blood il vampiro Bill leccare la ferita sanguinolenta sulla fronte della sua ragazza Sookie faticavano a tenere la cena nello stomaco. Nell’altra quelli che davanti ad una scena simile si commuovevano. Eravamo nei primi dieci anni del 2000, quando infuriava un’epidemia di vampirismo, e la gente impazziva per libri, film e serie tv sul tema. L’episodio sentimental-ematofago accadeva nella seconda puntata di True Blood, il telefilm di cui i vertici della Hbo, la stessa casa di produzione di Sex and the city , vanno fieri più della laurea dei propri figli e che in Italia andava in onda ogni lunedì su Fox , alle 24.00 (e in replica la domenica alle 23:15).

True Blood era tratto dal ciclo di romanzi dedicati a Sookie Stackhouse, una cameriera telepatica che del vampiro Bill Compton diventa la fidanzatina sin dalle prima pagine (interpretata nella serie da Anna Paquin, premio Oscar a undici anni con Lezioni di Piano). Negli Stati Uniti questa saga ambientata in una lussureggiante Louisiana dove i personaggi non riescono a scollarsi dalle mani la bottiglia di birra e ammazzano il tempo facendo sesso senza amore, è un’istituzione intoccabile dal 2001, in Italia sono editi da Fazi .

L’autrice della saga si chiama Charlaine Harris ed è un’innocua e insospettabile signora che vive nel sud dell’Arkansas con la sua famiglia. Oltreoceano, la narrativa che mescola amore e vampiri con un tocco di giallo è da parecchi anni un genere letterario con un seguito fedele, non una semplice moda, e Charlaine Harris è una delle scrittrici che hanno contribuito a costruire questo fenomeno. L’ho incontrata a Roma, grazie a Fazi, proprio quando True Blood era al massimo della popolarità e mi sono fatta raccontare come si sentiva a convivere con gli antenati di Twilight .

True Blood

Io e Charlaine Harris a Roma.

Ms Harris, come le è saltato in mente di creare una storia del genere in tempi non sospetti?
Fino a quel momento avevo scritto solo romanzi gialli, ma la mia carriera non aveva mai preso la direzione che mi ero prefissata, e la cosa cominciava a seccarmi. Così ho deciso di provare a scrivere qualcosa di diverso. Qualcosa di molto più divertente e più… cruento.

Crede che questo genere sia una tendenza momentanea, o è destinato a mantenere il suo posto sugli scaffali delle librerie tra la fantascienza, i classici, i gialli…
Ho smesso da tempo di prevedere le tendenze sui generi di fiction che andranno in futuro. Spero solo che se, e quando, i lettori si stuferanno dei libri di vampiri, i miei continuino a vendere. In fondo, la mia non è una saga dedicata ai vampiri, ma alle donne che li preferiscono agli umani.

Il personaggio del vampiro Bill Compton, protagonista della saga, le è stato ispirato da qualcuno oppure è solo il tipo di uomo che lei avrebbe voluto incontrare?
A dire il vero, l’aspetto di Bill mi è stato ispirato da un cameriere che una volta mi ha servito in un ristorante, ma tutto il resto, il suo modo di fare, l’ho inventati io. E incontrare un uomo come lui non è esattamente il mio sogno: Bill è terribilmente difficile da capire!

Perché le donne si innamorano dei vampiri?
Mi lasci specificare un punto: non tutte le donne si innamorano dei vampiri, molte di loro non ci pensano proprio. Anche la mia Sookie, inizialmente, è attratta da Bill solo perché lei non può leggere i suoi pensieri, e trova questo molto rassicurante. Capisco però che l’aura delle tenebrose creature della notte possa attrarre le donne. Ma anche l’idea che, in tanti anni di esistenza, un vampiro ha più tempo per sperimentare il sesso e diventare particolarmente bravo a letto è parecchio intrigante…

Lei ha qualcosa in comune con Sookie?
Siamo entrambe molto leali.

Bill si innamora di Sookie perché il fatto che sia ancora vergine la rende più simile alle ragazze dei suoi tempi?
Non proprio. Il suo attaccamento affettivo è solo frutto di ciò che di positivo lei gli ispira sin dall’inizio.

La versione televisiva di True Blood ha comportato l’aggiunta di personaggi e di situazioni che non sono presenti nei libri. Ha digerito le modifiche?
Completamente. Adoro il telefilm, mi piace come è stato confezionato e credo che Alan Ball ( già autore di Six Feet Under, ndr) abbia un gran talento nello scegliere gli attori. Ha scovato quello giusto per ognuno dei miei personaggi.

È già in grado di dire se ci sarà una terza stagione?
E chi lo sa? La seconda, qui da noi, sta per andare in onda a giugno. Poi si vedrà.

Creare storie ambientate in un mondo immaginario richiede più lavoro, o è più semplice?
Sono io che mi costringo a renderlo più impegnativo del necessario, perché scrivo così velocemente che a volte rischierei di incasinare alcuni dettagli.

Ha mai letto libri di vampiri scritti da altre autrici?
Sì, certo. Ho letto molti romanzi di vampiri scritti sia da uomini che da donne. Il mio preferito non è nuovissimo: si intitola Those who hunt the night di Barbara Hambly.

Per favore, può fornire agli appassionati di storie di vampiri qualche argomentazione efficace per difendersi da chi li accusa di coltivare sottocultura?
Certo. Prima di tutto, molti autori usano i vampiri come una metafora delle minoranze emarginate, e inseriscono nelle storie contenuti di attualità sociale per sensibilizzare l’opinione pubblica nei loro confronti. E oltre questo, che c’è di male nel prendersi una vacanza dalla vita di tutti i giorni tuffandosi in un bel libro?

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