Gillo Dorfles chi è? È morto l’intellettuale più longevo d’Italia

Gillo Dorfles chi è? È morto l’intellettuale più longevo d’Italia


Gillo Dorfles chi è? Molti se lo chiedono solo ora che Gillo Dorfles è morto a quasi 108 anni, ma la notizia fa più impressione che se avesse riguardato qualche giovane vittima della maledizione dei 27 anni. Perché? Sarà capitato a ognuno di noi, da bambini, di sentirsi dire “tutti dobbiamo morire”, e pensare almeno una volta, invece “e se io fossi la prima persona al mondo che non morirà mai?”. Ecco, Gillo Dorfles cominciava a darci l’idea che non sarebbe mai morto e che insieme a lui avremmo sconfitto per sempre le armate della morte, raggiungendo l’agognato (forse noioso?) traguardo dell’immortalità, dopo che il regista Manoel de Oliveira aveva tradito la causa morendo nel 2015 a soli 106 anni (non si fa così). Due anni fa Gillo Dorfles si era fatto un giro (sulle sue gambe) ai grattacieli del Bosco Verticale di Milano con Tito Boeri, perché era curioso come nemmeno un 20enne. C’è una signora, proprio, a Milano che conservava tutte le sue interviste, schedava tutte le informazioni che raccoglieva di seconda mano (“sì, ci abito vicino, secondo me beve del vinello rosso”, “sì, era al Salone del Mobile, si lamentava di non riusciva a fare più bene le scale di casa”), monitorava tutte le sue passioni, i suoi interessi perché in uno di quei dati poteva essere nascosto (forse lo è davvero) il segreto della sua lunga vita. E che vita. Mica imboccato di mele cotte in un letto d’ospedale. Lucido e riflessivo, capace di infilare una concetto azzeccato dopo l’altro nelle interviste, solo apparentemente scontati, del tipo: “ho amato tutto della mia esistenza i momenti belli e quelli brutti”, e se la giornalista ribatteva: “cosa ci può essere di bello nei momenti brutti?”, lui quasi sdegnato rispondeva: “oh beh, servono a farti apprezzare quello belli!”. Ma certo, che domanda sciocca.

Gillo Dorfles chi è? Quando è nato nel 1910 hanno fondato l’Alfa Romeo, l’umanità distava ancora 5 anni dalla Grande Guerra, le donne si vestivano come in Dowton Abbey, e lui che veniva da così lontano è arrivato a vedere la nascita (chissà, magari anche a provare) dell’Oculus Rift per la realtà virtuale. Nato a Trieste, padre goriziano, madre genovese, buona famiglia che gli consente di laurearsi in medicina, di specializzarsi in psichiatria, di studiare arte, estetica, di dipingere, di avvicinarsi al pensiero di Rudolf Steiner. Con altri pensatori illustri aveva fondato il Movimento per l’arte Concreta, aveva scritto centinaia di articoli e saggi, è stato fra i primi ad analizzare gli aspetti socio-antropologici dei cambiamenti nell’arte e allo sviluppi dell’arte ha dato un pesante contributo, nel dopoguerra. Con una scrollata di spalle si sbarazzava delle obiezioni di chi diceva che chi dipinge non può poi fare il critico d’arte, è come parlar male della concorrenza. Lui non reputava che uno fosse più credibile come critico solo perché non ha mai preso in mano un pennello. Se ora vi chiederanno Gillo Dorfles chi è, se dovete spiegarlo ai bambini per non far perdere la sua memoria, dite loro che era l’INTELLETTUALE italiano. La sua casa milanese era stracolma di opere d’arte e diceva che la spinta più forte a creare arte è il divertimento (“anche se gli altri dicono che l’arte è molto più seria del divertimento”). Forse è proprio in questa frase il segreto della sua lunga giovinezza, perché quando sei in forma come lui, solo di giovinezza si può parlare: sapere che niente, nella vita deve essere preso mai troppo sul serio. Se no ci si annoia.

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