Stalking come difendersi da quelli più subdoli: gli sconosciuti

Stalking come difendersi da quelli più subdoli: gli sconosciuti


Stalking come difendersi: un tema dolorosamente sempre attuale. Avete mai avuto a che fare con uno stalker? Forse sì, senza saperlo. “Ti amo da quando ti ho vista la prima volta, sei una favola”. “Mi fa piacere ritrovarti qui su Facebook, ora so anche il tuo cognome”. “Ho bisogno di un’altra chance, un’altra possibile occasione per rivederci. Resta con me”. Questi sono messaggi che una donna ha ricevuto da un ragazzo (più giovane) su Facebook. Romantico, eh? Lo sarebbe se non ci fosse un piccolo dettaglio. La “prima chance” di cui lui parla consiste nell’aver ricevuto da lei le indicazioni stradali per raggiungere un locale, in un paesino di provincia dove la donna trascorre le vacanze e dove un’amica comune organizzava una festa di Capodanno. Siccome il ragazzo non era pratico del posto, la donna lo ha accompagnato a piedi per circa 300 metri, fino ad avvicinarsi il più possibile alla destinazione. Poi ha incrociato una conoscente, si sono messe a chiacchierare, ha dato le ultime indicazioni al ragazzo, lo ha salutato distrattamente e se n’è andata via con quest’altra persona, già presa dalla nuova conversazione. Il giorno seguente, la donna è tornata alla casa di Milano dove vive.

I primi messaggi li ha ricevuti tre giorni dopo ma erano finiti nella cartella spam di Facebook. Se n’è accorta solo 15 giorni dopo, quando ormai erano tantissimi, lasciati con regolarità ogni giorno, con un tono che sottintende una confidenza di coppia mai vissuta (“mi hai fatto dormire fino alle sei di mattina e mi hai scosso come una pioggia leggera”). Non capiva nemmeno da chi provenissero e non l’avrebbe capito se in uno dei tanti lui stesso, che cominciava a irritarsi perché ignorato, non avesse spiegato: “ti ricordi quell’ubriacone che alle tre di notte ha bussato a casa tua per gli auguri del nuovo anno e che ha meritato come massimo dell’attenzione una porta chiusa in faccia?”. Improvvisamente la donna ha ricordato l’episodio, perso nei fumi del sonno perché a quell’ora era già rincasata. Ha ricordato il bicchiere di spumante, il cioccolatino, le perline di vetro sulle scale di casa che credeva fossero state abbandonate da ragazzini in giro per il quartiere in festa. Non aveva dato peso a quel festaiolo che le aveva bussato e che aveva preso per un vicino di casa in difficoltà, in paese si apre a tutti perché cosa vuoi che succeda. Nemmeno lo aveva riconosciuto. Lo ha bloccato su Facebook e si è rivolta a un’avvocata per sapere se deve preoccuparsi, o se è una cosa da poco.

Lo
stalking è un argomento che ricorre periodicamente, di cui si discute per condannarlo (a parte le voci contrarie di alcuni uomini in malafede che lo trovano molto “romantico”) e che suscita picchi di indignazione quando accadono fatti di cronaca orribili. Lo stalker può essere un ex (anche una donna), un corteggiatore rifiutato, o come spiega l’avvocata Vanina Zaru: “uno al quale hai detto ‘buongiorno’ e che invece ha capito: aspettavo da una vita uno come te”. Proprio come l’episodio appena descritto. Che potrebbe sembrare irrilevante, se purtroppo la maggior parte degli stalker non venisse giudicato innocuo. Anche Eddy Tavares, l’uomo che ha gettato l’acido sul volto di Jessica Notaro, non era stato ritenuto pericoloso dal gip che seguiva la Denuncia di stalking. Così, mentre altre donne ci deludono firmando lettere in cui fingono di non capire la differenza tra corteggiamento e molestia, continua a consumarsi un rito che a volte ha a che fare con la turba mentale, altre con la cultura machista in cui l’uomo sceglie la donna e la donna si deve sentire gratificata di essere scelta. E non può rifiutarsi o lasciare, altrimenti viene punita.

“Lo stalking è un fatto grave e si configura come reato contro la libertà personale” spiega la psicoterapeuta Valentina Battisti. “Bisogna riconoscere il problema, non fare finta di nulla, né sentirsi in colpa”. “Sono varie le condotte che possono integrare il delitto di stalking”, aggiunge l’avvocata Zaru. “Le ripetute telefonate, l’invio di sms, email e messaggi via Facebook ed altri social, la pubblicazione di post o video a contenuto denigrante, offensivo minaccioso o sessuale sui social network, gli appostamenti, i pedinamenti, gli inseguimenti, il prendere informazioni sulla vita della persona e dei suoi familiari, le reiterate ingiurie, le minacce e le avance insistenti. Un elenco che non è esaustivo: una volta ho difeso un signore che pedinava la moglie, le inviava rose e l’assillava con 100 “ti amo” al giorno per riconquistarla. Fino a qui il reato non era forse perfezionato, ma il minacciare di uccidersi davanti a lei ad ogni rifiuto, gli fece costare l’applicazione di una misura cautelare”. La dottoressa Valentina Battisti ha stilato per Marieclaire.it una lista di consigli per scoraggiare lo stalker, ai quali fanno seguito quelli legali dell’avvocata Zaru per difendersi, se tutto questo non funziona. Leggeteli bene.

#1 Parlare del problema, con amici, familiari o anche condomini. Non chiudersi pensando sia un problema esclusivamente nostro oppure che dà disturbo agli altri. L’isolamento aiuta lo stalker.

#2 Distinguere fra stalker conosciuti (come gli ex compagni o fidanzati) dagli sconosciuti che hanno un’ossessione. Nel primo caso capire il passaggio verso forme di minacce dovute alla separazione o atteggiamenti rabbiosi o più emotivi (pianti, disperazione) che necessitano di una denuncia. Nel secondo caso cercare di capire la fissazione che c’è nel rapporto con noi (tipo: seguirci e osservarci, o una minaccia vera e propria, anche quest’ultima da segnalare).

#3 Far capire allo stalker di non essere intenzionate a nessuna relazione CON LUI. Non dire “ora non posso avere una relazione”, oppure che si è fidanzate perché il soggetto avrà la speranza che prima o poi succederà. Un “No” secco è molto importante.

#4 Non rispondere alle mail, ai messaggi anche se ci fanno pena e ci sentiamo cattive.

#5 Non arrabbiarsi con lui. Di solito ci arrabbiamo con chi abbiamo a cuore: i genitori, i partner. Il rischio è che il soggetto si senta al centro dell’attenzione. Gli stalker hanno dei problemi profondi nella relazione di attaccamento, scambiano la rabbia con interesse della donna nei loro confronti, lo vedono come un segnale di affetto e non si staccano più.

#6 Mostrare indifferenza: la paura della donna rinforza lo stalker, idem la rabbia perché lui non si rassegna e vuole cambiare la situazione.

#7 Non fare le comprensive a tutti i costi, non pensare di aiutarlo parlandoci e convincendolo. Lo stalker ha un problema nell’affettività e travisa ogni comportamento della vittima.

#8 Evitare consuetudini, abitudini. Se si torna a casa tardi la sera farsi sempre accompagnare fino al pianerottolo di casa.

#9 Far capire di non essere da sole e di avere vicino un partner o un familiare di sesso maschile che può intervenire. (Attenzione! Spesso diventano amici di familiari o di nostri amici per avvicinarsi sempre di più: avvertiamoli!).

#10 Aumentare l’attenzione, non distrarsi. Non camminare o correre con gli auricolari per esempio ed evitare i posti isolati o orari notturni da sole.

#11 Non dare info personali quando il soggetto si mostra triste, pentito o bisognoso di affetto.

#12 Tenere sempre a portata di mano il numero di emergenza delle forze dell’ordine sul cellulare e non avere remore di chiamare per scongiurare un pericolo.

#13 Raccogliere dati e registrare telefonate, tenere i messaggi e le mail che sono importanti nel caso di denuncia. Alcuni consigliano un diario per non perdere dettagli importanti che nello stress di una denuncia si tralasciano.

#14 Fare un corso di difesa personale che aiuta a sentirsi più sicure, aumentare l’autostima ed eventualmente a predisporsi meglio con questi fenomeni.

#15 Farsi consigliare da esperti (avvocati e psicologi) per affrontare le situazioni di questo tipo. In alcuni casi che riguardano le separazioni da ex compagni anche le vittime assumono comportamenti di attaccamento e di dipendenza senza rendersene conto.

L’avvocata Vanina Zaru consiglia invece:

#1 Il termine per proporre querela è di sei mesi (e non tre come nella maggior parte dei reati)

#2 Con la querela, la vittima, può chiedere la Pubblico Ministero che richieda al Giudice una misura cautelare. Con l’introduzione del delitto di stalking è stata introdotta una nuova misura che è quella del divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati dalla persona offesa, ex art. 282-ter c.p.p.

#3 La vittima può, comunque, prima di proporre querela, ricorrere ad una procedura di ammonimento rivolgendosi alla Questura.

#4 L’Autorità di Pubblica Sicurezza (il questore) invita lo stalker, con un formale provvedimento scritto, ad interrompere le attività persecutorie e a cessare le interferenze nella vita del richiedente. La misura può essere utile per le situazioni in cui l’interesse della vittima sia principalmente quello di far cessare le gli atti persecutori e non avviare un processo.

#5 È necessario specificare che qualora il soggetto gravato dall’ammonimento del Questore, continui nella sua condotta, se denunciato, avrà contestata un’aggravante ed il delitto non sarà procedibile a querela ma d’ufficio (in pratica anche se la vittima volesse ritirare la querela, il procedimento prosegue il suo corso).

“Lo stalker”, specifica inoltre l’avvocata Zaru, “è colui/colei che soffre di quella che si suole definire una sindrome da molestatore assillante. Non sono solo gli ex partner o i corteggiatori a porre in essere tali reati; spesso sono colleghi di lavoro, amici, amici di parenti, amanti di persone a noi vicine. La reiterazione e l’insistenza protratta nel tempo di condotte di per sé legittime, concretizza il reato. Accade purtroppo spesso che i fatti non vengano denunciati per pudore della persona offesa, magari perché lo stalker è una persona con cui si è avuto una relazione. Purtroppo, il tacere della vittima rende lo stalker convinto di rimanere impunito, ragione per cui ci sono persone che subiscono per mesi comportamenti gravi, a rischio della loro stessa salute. Devo dire”, conclude l’avvocata, “che oggi c’è maggiore coscienza della lesione dei propri diritti e della necessità di tutela; parlare con un professionista che spieghi le modalità di intervento e le possibili vie da seguire è certamente la prima cosa da fare, anche perché ogni storia è una storia a sé”