Utero in affitto: e se ci fosse una soluzione migliore?

Utero in affitto: e se ci fosse una soluzione migliore?


Riguardo l’utero in affitto o gpa o maternità surrogata vorrei spiegare come la penso. Penso che si dovrebbe portare avanti tutto un altro tipo di battaglia. Credo che si lotti troppo poco per sbloccare le adozioni a chiunque sia meritevole, a prescindere dallo stato civile o con chi va a letto. Tre anni fa sono stata per lavoro in un orfanotrofio a Praga zeppo di bambini abbandonati da genitori tossici o alcolizzati. Ero con un un gruppo di colleghi gay e abbiamo versato abbondanti lacrimoni al pensiero che nemmeno il più ricco di noi poteva adottarne uno perché, come ci ha detto la direttrice “noi ve lo daremmo pure, a gay e single che passino il nostro test di affidabilità. È il vostro paese che non ve lo permette”.

A 18 anni, se nessuno li prende, quei bambini escono dall’istituto e diventano scarti della società. Sono certa che se adottare fosse più semplice non ci sarebbe da discutere su macchinosi procedimenti di gestazione per altri, che rischiano di dare vita a un nuovo tipo di prostituzione, una roba da case chiuse, sia che vi ricorra una coppia etero che una gay (in India ci sono già le catene di montaggio con le disgraziate bisognose di denaro che sgravano per commissione, non vedono nemmeno le facce di chi riceverà i bambini che hanno incubato). Non credo che tutta la faccenda si possa basare su 4-5 stravaganti che vogliono prestare l’utero gratis come atto d’amore, come sento candidamente dire in giro. Finora, anche quando qualcuno me l’ha spacciata così, scavando è uscito fuori il pagamento in nero.

Io non posso essere solidale con una società che alle donne chiede, per sopravvivere, rischi per la loro vita e per la dignità (così come sono contraria che un uomo combatta in guerra, anche se alcuni stupidi lo immaginano divertente). E l’utero in affitto lo è. Nel 2000 una mia amica ha rischiato di morire di gestosi e ha trascorso le ultime settimane in ospedale. Una mia ex compagna di scuola, con cui facevo comunella insieme a un’altra, è morta per complicazioni del parto. Nel 2000. Non parliamo di un giochetto, come lo definiscono quel tipo di padri separati astiosi che già solo per questo si capisce perché siano stati mollati.

A meno che non vi sentiate dei Lannister, e abbiate l’intenzione di fondare una stirpe col sangue del vostro sangue (siamo seri, per favore…), mollate il colpo. Perché comunque il figlio di un utero in affitto resta sempre, per i gay, biologicamente, figlio di uno solo dei partner. E in caso di separazione, nel momento in cui la tentazione di farsi del male è molto forte, questo può diventare l’oggetto di recriminazioni più pesanti, e a rimetterci è solo il bambino. Adottando, questo non accadrebbe. Per cui, invece di meditare su quanto sia lecito o meno affittare la pancia di una donna, datevi da fare sulle #adozionipertutti.