«Merendine Kinder: mi sono imbucata in una fabbrica ed ecco che ho scoperto»

«Merendine Kinder: mi sono imbucata in una fabbrica ed ecco che ho scoperto»


Ai giornalisti capita di fare viaggi insoliti: David Foster Wallace, su un viaggio stampa per recensire una crociera ci scrisse uno dei suoi libri più spassosi (Una cosa divertente che non farò mai più). A me, figura più modesta, è capitato un invito per visitare una fabbrica di merendine Kinder, la Ferrero di Balvano in Basilicata, organizzato dall’Associazione delle Industrie del Dolce e della Pasta Italiane (Aidepi). Sono cose da non sottovalutare perché ci si possono levare curiosità trascinate dall’infanzia e anche qualche sfizio epocale. Come immergere un cucchiaio in una zuppiera piena di cremina di farcitura e mangiarsela tutta. E poi, c’è del gossip dolciario. Già da prima dell’inizio della visita colgo indiscrezioni del tipo che la Nutella è nata per puro caso, che i francesi dicono che quella prodotta nelle fabbriche Ferrero sul loro territorio sia più buona perché il loro latte è migliore (non è vero: è identica). Che cioccolatini come il Ferrero Rocher spariscono d’estate perché vengono ritirati coi primi caldi per non diventare quadri di Dalì. E che uno dei concetti su cui, decenni fa è nata la merendina era psico-pediatrico, ovvero: se il bambino è felice (mangiando golosità) cresce più sano. Prima di iniziare il tour mi fanno infilare un camice e una cuffia che copre anche le orecchie, mi fanno lavare esterilizzare le mani (anche se è stato promesso il taglio di una falange a chiunque osi toccare i prodotti in lavorazione). Mi fanno passare in un corridoio a vento che mi spazza via di dosso polvere e capelli (che in autunno sono peggio delle foglie). Sono pronta a vedere come nascono le merendine Kinder. Le guide sono Vito, un Umpa Lumpa in carne e ossa, che in realtà è il tecnologo di processo dello stabilimento e sfoggia una sconcertante cultura enogastronomica della zona, e il direttore dello stabilimento. Nota bene. Uno dei ragazzi del marketing mi racconterà poi a pranzo (dopo due bicchieri di vino), che per essere assunto ha sostenuto tre colloqui, di cui il primo durato quattro ore. Cominciamo con un po’ di cultura.
(continua a leggere «Mi sono imbucata in una fabbrica di merendine Kinder, ecco quello che ho scoperto» su marieclaire.it)

 

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