Veramente mia figlia deve preoccuparsi più dell’orlo della gonna che dei voti?

Veramente mia figlia deve preoccuparsi più dell’orlo della gonna che dei voti?


È arrivata l’estate e con essa le temperature alte e un carico del solito body shaming e sessismo. Questo è quanto pensano le studentesse del Breton High School di Alberta, in Canada, che da come riferisce la CNN, hanno appeso nel bagno della scuola un cartello contro il dress code estivo che vieta shorts, gonne troppo corte e scollature. Ecco la traduzione del manifesto: «quando interrompete la giornata scolastica di una ragazza per costringerla a cambiarsi, o la mandate a casa perché i suoi shorts sono troppo corti o si vedono le spalline del reggiseno, state dicendo loro che un ambiente privo di distrazioni per i maschietti è più importante della nostra istruzione. Invece di far vergognare le ragazze, insegnate ai ragazzi che non siamo oggetti sessuali!».

Un tema che sta diventando caldo, negli ultimi mesi, a causa di una serie di incidenti occorsi negli istituti canadesi e statunitensi. In Texas una 17enne di nome Sophia Abuabara è stata boicottata dagli insegnanti perché si è presentata a un compito in classe indossando un abito t-shirt a maniche lunghe giudicato troppo corto. La notizia è stata ripresa dal sito mic.com e sua madre ha immediatamente postato su Instagram una foto dell’outfit della figlia chiedendo se sia più importante la lunghezza del suo orlo, o il fatto che porti sempre a casa voti molto alti. Aggiungendo inoltre che la figlia è molto alta, ogni cosa le va corta, e per i calzoncini dei ragazzi la scuola non ha mai fatto problemi.

Stacie Dunn, una ragazza nel Kentucky è stata ammonita perché la sua maglietta lasciava esposte le clavicole. Non il canaletto fra i seni: le clavicole. Due ossa. E ancora più grave, alcune scuole hanno diffuso un dress code anche per gli abiti del prom imminente, specificando che alcune regole valgono solo per alcune ragazze in base al loro tipo di fisico. In pratica: non valido se il vestito se lo ragazza se lo può permettere, aggiungendo quindi anche una buona dose di body shaming. Una giovane filmaker americana di nome Maggie Sunseri (continua a leggere su marieclaire.it)

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