Femminismo: ma che roba è?

Femminismo: ma che roba è?


Femminismo: termine coniato intorno all’800 che ha mandato in bestia un sacco di gente perché non voleva perdere la priorità acquisita (o una comoda inferiorità). E che per questo, negli anni, è stato oggetto di una tale campagna di denigrazione che oggi viene usato in modo dispregiativo nei discorsi da bar, e fra le sciocchine che seguono modelli femminili umilianti, pensando siano gli unici possibili.

Come il patriarcato si è ribellato al femminismo.

Il termine “femminismo” in Italia (e non solo), è un tabù. Grazie a una profonda campagna di disinformazione viene associato a qualcosa di negativo. Femminista, per gran parte degli uomini, è una donna sfasciafamiglie, aggressiva, che marcia per le strade con amiche lesbiche facendo gestacci, che progetta l’estinzione del genere maschile o, addirittura, la sottomissione dell’uomo. Inoltre è brutta, sciatta e odia gli uomini perché gli uomini non la vogliono.
Per questo molte donne, anche quelle che dovrebbero essere informate di questa bufala, si affrettano a dissociarsi dalla parola. Mi viene in mente l’ex presidente della Rai Anna Maria Tarantola che, intervistata riguardo al femminicidio, prima di rispondere si è affrettata a specificare «Non sono femminista», come se stesse per difendere la Mafia.
Facciamo chiarezza.

Il femminismo è una corrente di pensiero che vuole la PARITÁ di diritti fra uomo e donna. Tutto qui. Il maschilismo non è il suo contrario, perché questo, invece, è una corrente di pensiero che predica e ritiene giusta la SOTTOMISSIONE della donna all’uomo, in quanto accessorio di conforto donatogli dalla natura.
L’idea che la donna sia un accessorio è ancora vivissima. Solo pochi giorni fa Bruno Vespa, o il social media manager del suo profilo Twitter, ha tweettato una gaffe in cui ha definito la popolazione femminile italiana “le nostre donne”. Come le nostre auto, le nostre case, i nostri investimenti. Dove “nostro” è inteso ovviamente come “l’uomo”. L’equivoco è così attuale che la lingua italiana usa ancora il termine “uomo” come sinonimo di “razza umana”, “essere umano”.
Intanto, negli altri paesi ci sono molti uomini che si dichiarano femministi.

Difendeva il femminismo lo scrittore Stieg Larrson, che ha ideato la saga di Millennium proprio per denunciare la condizione della donna (ma purtroppo lo hanno capito in pochi, leggete qui perché). È femminista l’attore Ryan Gosling. Era femminista il leader dei Nirvana Kurt Cobain, che si sposò con Curtney Love tenendo anche lui un bouquet per porre l’accento sul tema della parità di diritti. È femminista Iggy Pop, che in una famoso scatto posa in abito lungo e dichiara «Non mi vergogno di vestire come una donna perché non c’è niente di vergognoso nell’essere una donna».

Per questo, come dice la cantante Debbie Harry, «Come può una donna non essere femminista? Quando una donna dichiara di non essere femminista, in realtà sta solo dicendo “Io mi sento una creatura inferiore”». E quando un uomo dice di non sopportare le femministe, vuol dire che vuole sottomettervi. Diffidatevi degli uomini che parlano male del femminismo. Se intrecciate una relazione con loro vi aspettano solo guai.

Per cui, non abbiate paura delle femministe, né di sostenerle, né di esserlo. Quando vi sembrano aggressive, chiedetevi se non si stanno invece lamentando con pari forza a un’aggressione verbale o storica altrettanto violenta. Chiedetevi se un uomo che difende con passione i suoi diritti non lo avreste invece ammirato e definito “combattivo”. Spiegatelo agli altri uomini e donne. Perché è grazie al femminismo che noi donne abbiamo diritto al voto e possiamo scrivere su un gruppo Facebook.

Anche avere il diritto di sputarci sopra, come fa questa signorina (inconsapevole?).
Una ragazza contro il femminismo.

 

 

 

 

 

 

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