Vado e porno

Vado e porno


Ricordate? Era il 1996, e la gente non parlava d’altro che di Striptease, il film dalla sceneggiatura quasi più banale del nome, che valeva solo i minuti in cui Demi Moore ballava col topless (chirurgico) al vento. “Anche le star di Hollywood sbagliano” era lo slogan non di indignati puritani, ma di gongolanti pornodive che ormai consideravano Demi una di loro.
Ma pornografia è un termine flessibile. Ora un film come Striptease fa tenerezza e a essere porno sono le locandine di Nymphomaniac, la misteriosa uscita di Natale di Lars von Trier, che promette sesso reale tra attori di Hollywood, e lo anticipa con le loro
(imbarazzanti) facce nel momento dell’orgasmo. E dal 14 novembre scopriremo pure come se la cava al cinema il giovanotto James Deen in The Canyons – diretto da Paul Schrader e sceneggiato nientemeno che da Brett Easton Ellis – ora che, dopo una solida carriera vietata ai minori, si cimenta sul grande schermo con Lindsay Lohan. Riccardo Schicchi, patron delle luci rosse italiane scomparso l’anno scorso, sosteneva che quando una star del cinema “regolare” salta la barricata, anche per poco, il settore delle luci rosse ne giova perché si normalizza. Ai tempi Striptease tornò utile più a Demi Moore, per far parlare di sé (arte di cui è maestra), e mostrare di non essere solo la piagnona di Ghost. L’effetto collaterale? Costringere le colleghe a chiedersi, una volta di più, se non tutto il nudo davanti alla telecamera venga per nuocere.

Marchi di fuoco e filmini rubati. Alla materia bollente, però, il pubblico si abitua presto, e l’operazione “vado, porno e torno” ha un tornaconto solo se la star mainstream di turno è disposta a dare più di chi l’ha preceduta, con elevato rischio di rimanere marchiate. Elisabetta Cavallotti e Loredana Cannata, brave interpreti impegnate, non sono mai riuscite a scrollarsi completamente di dosso le performance esplicite di Guardami e La donna lupo, entrambi del 1999. Il confine fra la versatilità artistica e il passare per una poco di buono è sottile. La formula magica l’aveva trovata Pamela Anderson, con la frottola del filmino rubato. Abbiamo finto di crederci impartendole l’assoluzione; da cui un fioccare di celeb (Colin Farrel compreso) finite a letto con telecamerina e partner infame. E l’intenso traffico di cassette rubate ha aperto il portale fra due mondi che hanno iniziato a contaminarsi tra loro, a doppio senso di marcia.

Vizi privati e cinematografiche virtù. «In verità, nel privato la separazione non c’era. Ron Jeremy è sempre stato ospite fisso nei party di Hollywood, ci entra a braccetto con Robert De Niro», rivela Francesco Malcom, ex gloria delle luci rosse anni ’90 che, all’apice della pornocarriera, di questi viaggi a/r ne percorreva già parecchi. Compresa una particina nel serioso Artemisia, storia della pittrice Gentileschi (1997). Adesso fa solo cinema “regolare”: il Ron Jeremy a cui allude è l’attore hard core vivente più celebre degli USA. Generosamente dotato, ma non proprio bellino (è soprannominato the hedgehog, il porcospino), anche lui di film “normali” ne ha fatti tanti (Ronin con l’amico De Niro, per dirne uno), ed è nel videoclip di Moby We Are All Made of Stars. Stava per fare il colpaccio, con una parte consistente in un film di fantascienza per famiglie, nel 2002. Ma è bastato che i vertici della Disney che lo produceva dessero un occhio al curriculum perché fosse gentilmente congedato. Intanto però ha creato il precedente Oltreoceano. Ora c’è Sasha Grey, la prepensionata dell’hard con 225 pellicole all’attivo, pronta a tornare su un set hot solo per l’eventuale film tratto dal suo romanzo bestseller, The Juliette Society

Lato oscuro e biscottini. «Quando incontro un divo mainstream, mi confessa sempre che invidia gli attori hard», racconta ancora Malcom, «Io rispondo sempre “Allora buttati!”». Sì, passa al lato oscuro, qui abbiamo i biscottini, dice una citazione di Star Wars riveduta e corrotta. Ma con giudizio: o ricrei l’equivoco di Isabella Ferrari per Caos Calmo («Il sesso con Nanni Moretti era vero» lo intendeva metaforicamente, ma la gente ha capito quel che le è parso), oppure bisogna nel film si parli di porno: per denudarsi e scatenarsi, Violante Placido ha interpretato Moana Pozzi. E Amanda Seyfried ha smesso i panni di Cappuccetto Rosso per non indossare nulla nel ruolo di Linda Lovelace, celebre e sfortunata eroina di Gola profonda, primo porno legalizzato. Pare che solo con Lars von Trier (ancora lui) superstar del botteghino possano fare cosacce è rimanere immacolate; sarà che i registi del nord Europa fanno ancora tanto Bergman.

La pornostar si riveste. Il trasbordo è molto più semplice per i divi e le dive hard: loro non hanno nulla da perdere. A fare il serio ha iniziato Rocco Siffredi. Ora è su Cielo a dare consigli alle coppie in crisi, ma iniziò come pupillo di Chaterine Breillat, che l’ha attirato in Romance (1999) e Anatomie de l’enfer (2004, tradotto in un non necessario Pornocrazia). Lui non si lasciò impressionare, il porno non lo mollò. Le proposte non VM18 continuavano ad arrivargli, ma nella sua biografia si alternano con liste lunghe come grissini torinesi dai titoli irripetibili (per non usare paragoni a lui più familiari). In Francia i pornoattori si sdoganano facile: Sebastian Barrio vanta un ruolino in Quicksand con Michael Cain e Michael Keaton. Deni Verissimo, iniziata alle luci rosse a 18 anni (il patrigno l’aveva cacciata di casa), ha lavorato in Brigade des mineurs, serial poliziesco per la tv. Ovidie Becht, nota per l’illuminante trattatello femminista Porno Manifesto (Dalai), ha lavorato per la Zentropea di Lars von Trier (sempre lui) nella pellicola All About Anna, dove è unica pornostar del cast e la sola a non spogliarsi. Tutto è più chiaro. Resta solo da porre a Lars von Trier un quesito: perché in Nymphomaniac fra i due Skarsgård, padre e figlio, non ha scelto il secondo?

(Pubblicato su Gioia n.43 del 16/11/2013)