Quel rifiuto dell’ecologia

Quel rifiuto dell’ecologia


Ecologia vuol dire anche appostarsi di tanto in tanto dietro la porta, tenere la tv spenta e l’orecchio teso a ogni spostamento, pattinando su felpati calzettoni antiscivolo, non è servito a nulla. Avrei dovuto far capolino quando ho udito quel fruscio, lo schiocco delicato che ricordava proprio uno sportellino che si solleva. Ma l’avevo imputato ai tralci di Trachelospermum jasminoides che, col vento, sfregano sempre le loro foglioline sull’uscio. Invece mi sbagliavo: anche stavolta, il misterioso omino della differenziata è passato senza che riuscissi a coglierlo sul fatto. E ora, il bidoncino verde, spalancato e vuoto, sembra sorridere beffardo dal fondo della gradinata.

Per ritentare l’avvistamento dovrò attendere giorni e giorni, perché una single con lifestyle frugale impiega intere ere geologiche a smistare il mistero della destinazione di ogni avanzo (posso buttare la bottiglia dell’aceto nel vetro, anche se non riesco a strappare il colletto metallico? Posso stipare nella plastica la bustina delle verdure, se c’è l’etichetta adesiva della bilancia?) e riempire dignitosamente un intero bio-sacco di vetro, carta, plastica, o barattolame, il mio preferito, perché ha un bel clangore di boutade nuziale da film americano. Mica si può conferire tre miseri pezzetti, altrimenti l’omino della differenziata, di sicuro bello e misterioso come un elfo drow che parla con gli alberi e si accoppia con le ninfe dei boschi, mi prenderà per una che del destino del pianeta e dell’ecologia se ne infischia.

E invece sono attiva e informatissima: so che le emissioni inquinanti di un server web sono paragonabili a quelle di un suv e sono una dei sette, orgogliosi, iscritti al gruppo su Facebook per boicottare Facebook, che non usa energia pulita. E mi ricordo perfettamente la nascita dei Verdi nel 1985 e il grande risveglio delle masse per le esigenze di Madre Natura, la Sindrome Cinese, il referendum contro il nucleare e le insegne di “Comune denuclearizzato” in bella vista all’ingresso dei paesi turistici. Ricordo la scoperta del nemico-shopper, la serpe in seno che prolificava indisturbata in ogni sottolavello, durava quattrocento anni e, nel frattempo, si camuffava da medusa per strozzare i delfini inesperti. (continua a leggere su marieclaire.it)